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Tunisia, dal 1° gennaio 2008 inaugurata la zona di libero scambio con l'UE
 

Tunisia: bilanci e prosettive.

Gennaio 2008 - Crescita dell'economia, investimenti esteri, competitività, servizi, industria manifatturiera.
 

Breve rassegna stampa di fine 2007 ed inizio anno 2008. (Fonte: La Presse, Le Temps)

 

Crescita del PIL al 6,1% per il 2008.
Il 2007 si chiude in Tunisia con un tasso di crescita del 6%, a dispetto della crisi internazionale legata agli aumenti petroliferi dei prezzi delle materie prime agricole. L'obiettivo per il nuovo anno è quello di mantenere la crescita attorno al 6.1% a prezzi, accelerare il ritmo degli investimenti e aumentare il volume delle esportazioni.
 
All'interno della Zona di Libero Scambio con l'UE dal 1° Gennaio 2008.
Particolarmente sensibili a tal riguardo restano i settori agricolo ed agroalimentare.
In vista una maggiore liberalizzazione nel commercio dei prodotti agricoli e nei servizi (che riguarderanno essenzialmente diritti doganali e tasse locali).

I diritti doganali tunisini sono elevati sulla maggior parte dei prodotti agricoli che sono in concorrenza con la produzione nazionale.

Dazi fino al 150% con una media del 62% si applicano alla maggior parte dei prodotti agricoli di importazione in concorrenza con prodotti d’origine. La media dei tassi applicati ai prodotti agricoli (definizione OMC) è del 67%, quasi il doppio rispetto al 1994.

Nel 2005, i tassi doganali sulle importazioni di frutta e verdura erano tra i più elevati, intorno al 150% su prodotti quali patate, lenticchie, fagioli e cetrioli. Oltre l’80% i dazi sulle conserve di frutta e verdura come il concentrato di pomodoro.

Al fine di conformarsi alle esigenze europee, la Tunisia intende trarre profitto dai negoziati che si terranno a breve con l’UE anche per poter sviluppare politiche atte a diversificare le proprie esportazioni agricole. Dai negoziati ci si aspetta anche un contributo a limitare gli effetti negativi della liberalizzazione almeno nel breve termine per poter applicare quegli aggiustamenti necessari per migliorare la propria competitività.

Insomma, una partenza graduale per la riduzione dei diritti doganali.

 
Settore tessile-abbigliamento.
Primo settore in Tunisia in termini di occupazione con 204 mila lavoratori.

La filiera conta più di 2.000 unità industriali delle quali la maggior parte è completamente dedicata all’esportazione (all’incirca 1.500 unità per l’85% della manodopera). In linea generale le imprese sono di piccola dimensione dato che il 71% impiega meno di 100 persone. Il segmento dell’abbigliamento, secondo i dati della Fenatex (Federazione nazionale del tessile), è dominato dalla confezione di vestiti in catena, trama e maglia coprendo il 90% delle esportazioni e oltre l’80% dell’occupazione. Per quanto riguarda il tessile in senso stretto si contano 260 unità operanti nel sotto settore della finitura, tessitura, maglieria e finitura ed oltre 300 piccole unità che lavorano in attività varie come merceria, passamaneria, ricamo, accessori, etc.

Sono i vantaggi comparativi che rendono queste  imprese più competitive in termini di produzione e produttività.

Tra questi vantaggi citiamo la stabilità sociale, la disponibilità di mano d’opera formata e qualificata ed i costi di produzione inferiori rispetto alla concorrenza.

Crescono le imprese tunisine che si dotano di sistemi informativi e migliorano al produzione passando gradualmente alla realizzazione del prodotto finito invece di semplici semilavorati. Questo trend positivo si conferma nonostante lo smantellamento degli accordi multifibre. Per far fronte ala concorrenza asiatica numerose imprese hanno deciso di puntare su prodotti di maggiore qualità per attingere maggiormente alla domanda europea.

Diversificazione della produzione, conquista di nuovi mercati, adeguamento della produzione a standard qualitativi internazionali e riduzione del debito sono gli imperativi per le aziende del settore per affrontare la sfida dei mercati internazionali.

Nel corso dei primi sei mesi del 2007, il settore ha registrato una crescita del 11.8% con investimenti dichiarati di 153.7 MD contro i 137.5 dei primi sei mesi del 2006. Gli investimenti delle industrie del tessile, abbigliamento e cuoio sullo stesso periodo sono cresciuti del 31.1%.

Secondo l’API tunisina il settore concorre per il 34.1% delle esportazioni del settore industriale seguito da quello delle industrie meccaniche ed elettriche con il 33.0%.

Per quanto riguarda gli investimenti stranieri nel settore, oltre 1.000 imprese straniere operano nel settore, ovvero il 54% degli investimenti diretti esteri delle industrie manifatturiere. Il valore degli IDE è cresciuto nel 2006 a 71.3 MD contro i 58 MD del 2005, e ciò corrisponde a 126 progetti d’investimento e oltre 7.000 nuovi posti di lavoro creati. Questi investimenti rappresentano il 20% di quelli che sono stati realizzati nelle industrie manifatturiere.

Ad esempio, Benetton ha deciso di installare un’unità di produzione per la maglieria a Saline per 22 MD e di creare 10 nuovi progetti di confezione fino al 2009.

La Tunisia si colloca ai primi posti in termini di principale fornitore d’abbigliamento per l’Europa (al secondo posto dopo la Turchia), mentre scende alla settima posizione per quanto riguarda le importazioni europee di abbigliamento.

 

XI° Piano di sviluppo (2007-2011): Gli obiettivi.

- Crescita del PIL al 6,1% in media rispetto al 4,5% del X° Piano.

- Miglioramento dei guadagni di produttività dei fattori di produzione dell’ordine del 47.6%.

- Il reddito medio pro capite passerà a 5.700 DT entro il 2011.

- Il tasso di investimento globale sarà di 25% nel 2011. La componente di investimento privato passerà da 56.5% a 63.5% mentre la parte devoluta allo sviluppo regionale passerà dal 17 al 20%.

- Il contributo delle esportazioni alla crescita dovrebbe progredire e passare dal 23.9% al 37.3% mentre le importazioni non dovrebbero aumentare di oltre il 5.7% all’anno.

- La creazione di posti di lavoro in 5 anni sarà di 412.000 per soddisfare il 92% della domanda addizionale. La disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi intorno al 13.4% della popolazione attiva.

 

Politica monetaria: Liberalizzazione finanziaria e convertibilità totale del dinaro.

Due i punti fondamentali attorno ai quali si concentrano le riforme:

-         La predisposizione dei prerequisiti economici e finanziari necessari per la liberalizzazione finanziari esterna ed il progressivo orientamento verso la convertibilità totale del dinaro;

-         L’adozione di programmi operativi per favorire il passaggio a stadi avanzati di liberalizzazione finanziaria esterna e per rispondere ai bisogni delle imprese e dei privati.

 

Istruzione : la riforma universitaria.

Formazione in tre tappe : Licenza (Bac+3), Master (bac+5) e Dottorato (Bac+8).

L’obiettivo è quello di creare un insegnamento all’altezza degli standard internazionali favorendo la mobilità degli studenti, partenariati con altre università straniere, il collegamento tra mondo del lavoro ed università, università e ricerca.

 

Investimenti Diretti Esteri: Quinto posto alla Tunisia.

L’Oagi (Organizzazione Araba di Garanzia degli Investimenti) posiziona la Tunisia tra i primi cinque paesi arabi con più IDE nel corso degli ultimi due anni. Secondo il rapporto del 2006, il volume di IDE attratti dall’Arabia Saudita, che figura in testa al gruppo, è cresciuto di poco più del 50% (passando da 12 miliardi di $ nel 2005 a 18.3 nel 2006). L’Egitto punta al secondo posto con 12.9 MD contro i 6.7), seguito dalla Tunisia (3.4 MD contro i 782 milioni di dollari), dal Marocco (3.3 MD, contro 1.1) e, infine, la Giordania (1.2 MD contro 391 milioni di $).

Secondo lo stesso rapporto, i capitali arabi rappresentano il 36.7% degli IDE attirati da questi paesi concentrati per i due terzi (66%) nel settore dei servizi e del turismo e delle telecomunicazioni.

Lo stock di IDE nei paesi arabi è cresciuto dal 1996 al 2005: gli EAU sono in testa con 26.4 miliardi di $, seguiti dall’Egitto (13,8 MD ed una crescita del 12%), il Marocco (12.8 MD e l’11%), l’Arabia Saudita (11,4MD, e 9,8%), il Libano (8,8 MD, e 7,6%), il Sudan (7,7 MD, e 6,6%), l’Algeria (6,8 MD, e 5,9%), Bahreïn (6,1 MD, e 5,3%), e la Tunisia (5,8 MD e 5,1%).

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